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Regolamento e linee guida per l’abbattimento dell’impatto ambientale sulle spiagge del Litorale di Roma -“Salva Costa” Negli ultimi cinquant’anni le nostre coste si sono ridotte di quaranta milioni di metri quadrati, colpa soprattutto dell’eccessivo consumo di suolo e dell’urbanizzazione sfrenata Tra le regioni maggiormente interessate dalla cementificazione spicca la Regione Lazio, in cui si è abbondantemente costruito negli ultimi decenni sulle spiagge. La deturpazione del paesaggio non è comunque l’unico danno provocato dall’abusivismo edilizio, che alimenta anche una vera e propria filiera del cemento illegale. 

In molti casi questo tipo di affari arricchisce le casse dei clan malavitosi. Porti, case, attività industriali: nonostante i vincoli imposti dalla legge, i comuni costieri del Lazio non hanno smesso di assecondare gli istinti edificatori di privati e non solo. E questo a caro prezzo per l'ambiente. Gli studi che sono stati effettuati utilizzando - e comparando - le immagini satellitari realizzate nel corso degli ultimi anni, hanno evidenziato in maniera inequivocabile questo clamoroso assalto. Il Litorale di Roma presenta una delle situazione più drammatiche tra tutti i comuni italiani, con il 63% delle costa trasformate dall'uomo e nonostante le leggi vigenti che dovrebbero tutelarle. 

Tra i tratti di costa in cui sono avvenuti i maggiori fenomeni di trasformazione del paesaggio - analisi riferita agli ultimi 23 anni – ci sono gli arenili del litorale romano, in cui non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di edifici, servizi, strutture residenziali, ma è stata occupata la spiaggia con attrezzature turistiche rilevanti e di impatto. In generale, tutto questo avanzare del cemento, è avvenuto a scapito di aree libere (spiagge, dune e aree verdi naturali) E’ necessario un grande sforzo progettuale, di innovazione, di modernità, di sperimentazione e per questo va subito approvato un Regolamento che preveda linee guida per adeguamenti, abbattimenti e riduzione delle cubature sugli arenili sia come incentivo che come obbligo collegato al rilascio delle nuove concessioni demaniali marittime e ai nuovi bandi pubblici. A preoccupare, infatti, non è solo l’avanzare del cemento «legale». 

Perché, secondo i dati elaborati da Legambiente, sulla costa del litorale romano sono stati commessi complessivamente innumerevoli abusi edilizi.

Preso atto che la sentenza del Consiglio di Stato arrivata il 9 novembre del 2021 ha stabilito la proroga delle concessioni balneari solo fino al dicembre 2023 «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere». La decisione presa dall’adunanza plenaria fa seguito alle udienze del 20 ottobre e dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza. 

 Con le sentenze pubblicate il 9 novembre 2021, l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, rimarcando l’eccezionale capacità attrattiva del patrimonio costiero nazionale, ha affermato che la perdurante assenza (nonostante i ripetuti annunci di un intervento legislativo di riforma, mai però attuato) di un’organica disciplina nazionale delle concessioni demaniali marittime genera una situazione di grave contrarietà con le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto dell’Ue, perché consente proroghe automatiche e generalizzate delle attuali concessioni (l’ultima, peraltro, della durata abnorme, sino al 31 dicembre 2033), così impedendo a chiunque voglia entrare nel settore di farlo. Secondo il Consiglio di Stato - si legge in un comunicato - il confronto concorrenziale, oltre a essere imposto dal diritto Ue, «è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero e una correlata offerta di servizi pubblici più efficiente e di migliore qualità e sicurezza, potendo contribuire in misura significativa alla crescita economica e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti di cui il Paese necessita». Si tratta di una grande opportunità per Roma Capitale che potrà predisporre gare pubbliche per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime proponendo un sostanziale abbattimento del cemento in eccesso favorendo il recupero della qualità ambientale. 

Visto che oltre alla riduzione delle strutture ‘regolari’ con le percentuali delineate dalla proposta di Regolamento in oggetto, la norma propone il rientro dei parametri all’interno dell’indice di edificabilità dettato dallo strumento urbanistico che regola le attività edificatorie del territorio comunale. - Piano Regolatore Generale Comunale; occasione e indirizzo per l’abbattimento di molti abusi perpetrati nel tempo. Atteso che il seguente regolamento e i successivi articoli, qui presentati, raggiungono l’obiettivo di regolamentare e prescrivere principi che prevedano la riduzione delle edificazioni esistenti sugli arenili e l’eliminazione di elementi divisori che impediscono la visibilità del mare. Tali elementi dovranno essere predisposti sia come incentivi alla riduzione dell’impatto ambientale sulle spiagge della del Litorale di Roma, ma soprattutto come punti fermi e inderogabili che predispongono un vero e proprio “Salva Costa”;